
Recensendo “Alla rivoluzione sulla due cavalli”, mi sono resa conto come la rivoluzione dei garofani portoghese e la guerra civile spagnola siano due realtà molto trascurate nella memoria collettiva, in generale, e nella didattica scolastica, in particolare. A questo proposito, oltre a suggerire film, mi permetto di consigliare due libri di fresca uscita sulla guerra civile spagnola, che possono dare man forte al già troppo sfruttato “Per chi suona la campana”. Si tratta di “Morte di un traduttore” di Ignacio Martinez De Pison (14.50 e.) e di “I girasoli ciechi” di Alberto Mendez (12.50 e.), entrambi editi da Guanda. Il primo libro si configura come un’opera di protesta e di denuncia contro i crimini commessi durante a guerra e contro la cecità di ogni dogma, per l’affermazione della giustizia e della dignità umana, a partire dalla vicenda di Josè Robles Pazos, scrittore e traduttore rapito nel 1936 dai servizi segreti sovietici a Valencia e mai più ricomparso, e di John Dos Passos, autore di “Manhattan Transfer”, ultimo libro tradotto da Robles, che si mise alla ricerca dell’amico, scontrandosi con il solito muro di gomma.Il secondo libro, invece, fu un vero e proprio caso letterario: l’autore, morto nel 2004, lo scrisse proprio per restituire alla Spagna il senso della tragedia che aveva vissuto, permettendo ai lettori di concepire l’orrore della guerra non come un’unica grande sconfitta, ma come la somma di molte e quotidiane solitudini, paure, vite mutilate. Il libro si compone infatti di quattro racconti, legati impercettibilmente tra loro, che mostrano quattro vite a confronto con l’insensatezza della guerra e la disperata voglia di sopravvivere, anche da vinti.
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